CROWDFUNDING: TIPOLOGIE A CONFRONTO

Quanti tipi di crowdfunding esistono?
Quale e come scegliere?

Orientarsi è più semplice di quanto possa sembrare, le differenze infatti sono nette e ben precise.I vari modelli sono stati concepiti anche per adattarsi alla specifica legislazione fiscale ed economica vigente nei vari paesi ma sicuramente nell’ottica di rendere l’esperienza più agevole sia per i richiedenti che per i supporters.
Per fare chiarezza esamineremo, brevemente ma esaustivamente, una per una le tipologie consolidatesi.

Abbiamo già accennato che la differenza essenziale è tra i modelli Reward e Donation, ruota quindi intorno alla presenza o meno di una ricompensa a fronte del sostegno elargito; esistono però molteplici e più sottili distinzioni che andremo ora ad elencare.
Non esistono pro e contro in termini assoluti, ognuna ha le proprie peculiarità per meglio adattarsi alla natura del progetto.

  • REWARD CROWDFUNDING

I produttori del progetto offrono un “reward”, una ricompensa a chi li finanzia. Spesso la ricompensa è semplicemente “emozionale” (per esempio essere citati nei titoli di coda di un progetto video).
A essere finanziate, però, possono anche essere aziende che producono prodotti fisici; spesso chi investe in questi progetti riceve in cambio per primo il prodotto una volta pronto per il mercato o viene omaggiato di merchandising esclusivo o ancora ottiene l’accesso a eventi privilegiati.
Possono esserci anche vari livelli di ricompensa a seconda dell’entità di un finanziamento.

  • DONATION CROWFUNDING

È la forma più tradizionale di crowdfunding: al donatore non è corrisposta alcuna ricompensa. La motivazione della donazione è insita puramente nell’appagamento di aver contribuito a un progetto, di solito di natura sociale e culturale. Infatti ormai è utilizzata principalmente da organizzazioni no-profit e onlus.

  • CROWDFUNDED LENDING o PEER-TO-PEER

Più che di un finanziamento si tratta di un vero e proprio prestito tra privati, nella maggior parte dei casi maggiorato degli interessi. I richiedenti una volta realizzato il progetto sono tenuti a restituire il denaro nelle modalità pattuite.
Trattandosi di una norma di intermediazione creditizia, l’attività è sottoposta alla normativa sul credito e alla vigilanza della Banca d’Italia.

  • REVENUE SHARING o ROYALTY-BASED

Non è spesso citata, in quanto inglobata nel modello Equity based che esponiamo a seguire. A fronte del finanziamento ci si assicura quote di profitto sul progetto stesso.

  • EQUITY CROWFUNDING

Si tratta probabilmente del sistema più complesso di raccolta fondi.
È un chiaro investimento in azioni o quote di una società: chi investe non riceve una semplice “ricompensa” ma diventa in percentuale socio dell’azienda.
Sostenendo un progetto di equity crowdfunding, quindi, si acquistano quote dell’azienda che cerca fondi. Per questo è il modello attualmente più utilizzato dalle startup in Italia.

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a dotarsi di una regolazione in materia di equity crowdfunding, relativo alle startup innovative.
Con il “Decreto Crescita” del 2012 la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) ha emanato il proprio Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line, che regola quindi proprio questo tipo di crowdfunding.

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Oltre a queste 5 tipologie di base ci sono poi i cosiddetti modelli ibridi che combinano questi con nuovi requisiti, ma senza aver generato davvero una nuova tendenza.

Insomma il finanziamento in tempo di crisi si chiama Crowdfunding e ce n’è davvero per tutti i gusti! Noi speriamo di avervi fornito quantomeno una valida bussola, a voi trovare l’idea vincente. Alla prossima!