ALL OR NOTHING vs KEEP IT ALL: Che significa?

“Un progetto in crowdfunding mira a coinvolgere una community di riferimento con l’obiettivo di raccogliere, attraverso donazioni e in un periodo di tempo definito, una somma di denaro dichiarata sufficiente alla realizzazione di quel progetto”.
La definizione di Alessandro Brunello, contenuta ne Il Manuale del Crowdfunding, ben esplica le finalità di una campagna di raccolta fondi, ma ci pone dinanzi a un quesito:
Cosa succede se il progettista non raggiunge la quota prefissata?

La risposta è insita nel modello di riferimento scelto: All or nothing (AoN) o Keep it all\Take it all (KiA).

La prima è indubbiamente la formula più diffusa e, come è facilmente intuibile dal nome, implica il successo della campagna: se entro i termini stabiliti  non viene raggiunta la cifra minima indicata come Goal il progettista dovrà restituire l’importo raccolto. I supporter fanno una Promessa di Donazione, tecnicamente la transazione non parte, ma la cifra rimane congelata sul conto fino a quando il 100% dell’importo richiesto non viene raggiunto.

Il secondo modello Keep it All -letteralmente Prendi Tutto – presuppone che vadano comunque premiati l’idea e il lavoro del progettista, per cui al termine della campagna il progetto si avvarrà comunque della cifra raccolta, anche se inferiore all’obiettivo. Il fundraiser deciderà poi se ritarare il progetto o realizzarlo solo in parte, l’importante è che onori la fiducia dei sostenitori e in caso di una campagna reward based (le più diffuse) è comunque tenuto a erogare le ricompense promesse.

Il limite temporale di una campagna è definibile, ma entro un massimo di 3 mesi.  È intuibile come, qualsiasi sia la formula utilizzata, un periodo troppo lungo andrebbe a indebolire la valenza stessa del progetto.
Tra i due sistemi di finanziamento quello di maggior successo a livello mondiale è All or Nothing, implementato anche su MagicMedia. Questo protegge sia i creatori che il pubblico dei finanziatori: i primi non dovranno preoccuparsi di mettere in pratica comunque a tutti i costi il loro progetto con un budget minore del previsto, i secondi non correranno invece il rischio di buttare al vento i loro soldi.
Inoltre la possibilità di perdere tutto porta a impegnarsi maggiormente nella comunicazione della campagna, scatenando un circolo virtuoso di mobilitazione sia nel progettista che nella community di riferimento. I supporters sono più incentivati a esporsi di fronte alla prospettiva che il progetto che seguono potrebbe non trovare mai realizzazione.

A dispetto quindi dell’apparenza, la formula più rassicurante spesso non è quella più efficace e quello che si configura come un rischio minimo potrebbe equivalere comunque a un fallimento.
A voi quindi tirare le somme, da parte nostra il consiglio è di credere sempre pienamente nelle proprie potenzialità!